Limiti

Sono annodato, senza possibilità di movimento. E anche il respiro non se la cava molto bene.

Ma facciamo un passo, uno solo, indietro

 

Ci sono sempre stati momenti in cui la manopola della mia sensibilità arriva alla posizione "Esagerato": e allora cosa ho sempre fatto, mi sono chiuso in me stesso. Mi perdevo nelle mie fantasie di scrittore mancato,  in quelle di musicista mancato. Oppure in qualche bella storia scritta da qualcuno. L'effetto esterno era un atteggiamento completamente avulso dalla realtà: parlare niente, ascoltare poco e distrattamente. E solitamente mi facevo male. Poi passava.

Da non so nemmeno io quanto tempo la manopola è su quella posizione, fissa. Come un amplificatore in feedback continuo, il mio essere fischia rumori ora assordanti, ora flebili e parla una lingua sconosciuta a chiunque, a me stesso soprattutto. Sono un amplificatore sfondato e rimasto acceso.

Lavoro, penso, accudisco Verdun, dormo, bevo, mangio, faccio le pulizie di casa, vivo con questo stato che è diventato in questi mesi un rumore di fondo costante, forte, disturbante. E allo stesso tempo intimo e familiare, comodo quasi come un paio di vecchi jeans.

Ed il rumore di fondo è diventato una matassa di fili spessi, alcuni colorati, altri grigi (la maggior parte sono grigi), e sono un po' ovunque. E in questi mesi ho vissuto immerso in questi fili che sono ovunque. Non ci ho fatto molto caso, ci son sempre stati. Belli, ingombranti e piuttosto evidenti ma in queste settimane son diventati invadenti, sono ovunque.

Stamani mi sono svegliato un po' rallentato, ho pensato: sarà il mal di schiena. Devo prendere qualcosa. Poi sono andato a prepararmi la colazione e sono inciampato, mal di poco e niente di nuovo, con questi fili grossi come canapi lasciati su un molo. E come gli incidenti domestici più banali e più pericolosi son caduto e mi sono trovato completamente aggrovigliato.

Stamani tutte le mie ansie erano lì ad aspettarmi e mi hanno preso.