Imagine

Io non pensavo assolutamente che questa foto* potesse interessare così tanto le persone ma in realtà a pensarci un po’ meglio lo dovevo immaginare eccome.

Pensate che bello sarebbe stato se questi due uomini, già mitologici in vita, si fossero davvero incontrati. Immaginate, appunto, cosa sarebbe stato quel momento: sarebbe rimasto come emblema di un epoca, anzi di un attimo che avrebbe potuto cambiare la svolta. E non con una sola foto, se ci fossi stato io lì a scattarla avrei finito un rullino e sarei diventato anche un signor fotografo a quel punto… ;-)

(*) è un fotomontaggio, non so realizzato da chi. Che Guevara muore nel 1967, “quel” John Lennon ritratto è del 1971-1972, la foto vera è nel libro di Bob Gruen “John lennon – The New York Years” e lo dovrebbe ritrarre c0n un altro chitarrista, Wayne Gabriel (non ho il libro e quindi non posso verificare).

L’aneddoto mitologico pone l’incontro a Chicago nel 1966, non sono un esperto della vita di Che Guevara (è una lacuna seria lo so) ma non credo che fosse negli Stati Uniti in quell’anno.

Altre fonti che ho utilizzato il forum italiano sui Beatles: www.fab4fans.com

La censura ai tempi di Facebook

Il simpatico e molto di successo social network Facebook tende a censurare con una certa attenzione e puntigliosità contenuti critici, e dico critici non offensivi, verso l’attuale governo italiano.

Questo blog viene pubblicato anche sul mio profilo facebook e quindi nel mio piccolossimo effettuerò il seguente esperimento:
Pubblicherò integralmente un post del blog di una ragazza aquilana, Samanta di Persio, che è stato censurato da Facebook nei giorni scorsi e che parla dell’ultima esorbitante sparata del nostro Presidente del Consiglio sugli eventi post terremoto dell’Aquila e le attualissime vicende giudiziarie che stanno cercando di far luce su come quegli eventi siano stati gestiti:

Titolo del post “Sono aquilana e sono labile. Così mi definisce il Capo del Governo”

Silvio Belrusconi l’ha detto! Non viene più a L’Aquila perché ha paura. Paura di cosa? In tutto il mondo sanno del miracolo delle New town! Lui le annunciò come da miglior dittatura che si rispetti il 6 aprile a poche ore dal sisma. In questa vicenda ognuno ha un ruolo da propinare fino alla nausea in tv. Il premier parla del miracolo e delle sue vittorie elettorali… gli aquilani sono stati liberi di votare: su suggerimento di Denis Verdini (indagato insieme alla cricca per gli appalti del G8) lettere a casa per ricordare l’impegno elettorale. Maurizio Lupi (pdl) a Ballarò anche se si parla di prostituzione ricorda del miracolo di “ricostruzione” a L’Aquila. Berlusconi mascherato da Chiodi presidente della regione Abruzzo dichiara che dove amministra non c’è mafia (libera denuncia da anni immobili confiscati, decine solo nella provincia dell’Aquila) la prima impresa a cui è stato affidato l’appalto con gare gestite dalla Protezione civile risulta essere stata prestanome di Ciancimino. (Forse in quell’occasione Bertolaso era impegnato in una conferenza al Salaria Village) Il sindaco Massimo Cialente (Pd) dichiara di esser stato abbandonato da tutti e quindi ha preferito mettersi supino. Dopo essersi accorto della scomoda posizione assunta da 14 mesi si alza in piedi e vede che a L’Aquila non c’è più un centesimo. Nel contempo la Commissione grandi rischi viene indagata per le rassicurazioni date il 31 marzo 2009 in merito allo sciame sismico. CAOS! Non perché si sono dimessi tutti ed ora non abbiamo più un presidente della Protezione civile, un presidente dell’Ingv, vari sismologi di fama nazionale… bensì il popolo degli aquilani, secondo il premier, quelli più instabili perché hanno perso un familiare potrebbero sparare alla Protezione civile! Quindi gli aquilani non sarebbero incazzati perché: pagheranno le tasse vecchie e nuove (il sindaco da qualche parte li deve prendere i soldi), le new town sono uno spreco di denaro pubblico a discapito delle case di proprietà inagibili che resteranno tali senza nemmeno i puntellamenti perché non c’è un euro e la zona rossa non vede uno straccio di progetto per la ricostruzione!

Agli aquilani offese su offese (ingrati, 30 anni nei container, sciacalli, speculate sui morti) e poi gli aquilani non possono denunciare nemmeno la Commissione Grandi rischi che aveva l’obbligo di occuparsi della nostra sicurezza e della nostra vita?

dichiarazioni di Silvio Berlusconi sull’ordine alla protezione civile di non andare più in Abruzzo perchè rischiano di essere sparati.

Trovo l’intervento di Samanta di parte, appassionato, a tratti confuso per la rabbia e lo sgomento e trovo tutto questo autentico e mi piace. Perché? Perchè  un blog non è antagonista di un quotidiano, così come un blogger non è paragonabile ad un giornalista. Può riportare i fatti ma non è affatto tenuto ad essere equidistante, imparziale, informato sulle fonti. Esprime la propria opinione personale, usa il suo blog per quello che è: un diario personale che ha deciso di condividere con tutti quelli che lo riterranno interessante, buffo, profondo, leggero, superficiale, serio, appassionato…

Facebook può censurare la ripubblicazione di un blog sulle proprie pagine, ne ha diritto. Il social network che frequentiamo è il suo. Quando la censura scatta mi fa sempre piacere ricordare che Internet è tanto tanto più grande di Facebook e che quel blog, quel post censurato è lo si può trovare e leggere, comunque.

Pericle – Discorso agli Ateniesi, 461 a.C. O sulla Democrazia

Qui ad Atene noi facciamo così.

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.

Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.

Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.

E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.

Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.

Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.

Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Mi sembra un giorno buono per ritirare fuori questa vecchia fuffa…

Gianni Minà, Cuba ed un complottismo un po’ confuso

E’ difficile criticare una persona che ti piace. Ma io questo articolo su Il Fatto Quodiano di Gianni Minà non l’ho capito.

O meglio, penso di aver capito perfettamente:
i media italiani hanno dato risalto a Yoani Sanchez, blogger dissidente in Cuba, e in realtà lei dovrebbe far parte del disegno anti-cubano, ordito e diretto da un cartello imprenditorial-militare ovviamente capitanato dagli Stati Uniti. Quindi i media italiani si sono fatti gabbare o sono coivolti più o meno direttamente in prima linea (tipo Wired Italia, nientepopodimenoché).

Non capisco come una persona in gamba, quale reputo io sia il sig. Minà, possa aver scritto un pezzo del genere: confuso, con tanti accenni a personaggi, fatti storici e tante supposizioni buttate lì e frullate… Mah… Resto perplesso. Poi da buon pratese di merda rileggo questo passaggio:

“…salvo che Salim Lamrani, ricercatore e docente all’Università Paris Descartes, l’ha incontrata tranquillamente, e per ore, nella hall dell’Hotel Plaza, per un’intervista che pubblicheremo nel prossimo numero di Latinoamerica e nella quale, ora, Yoani sostiene di non riconoscersi, anche se le sue risposte sono state registrate con un moderno iPhone.”

e penso: alla fine allora è tutto marketing… E mi torna tutto chiaro.

La strumentalizzazione ai tempi di Facebook

O della superficialità dei giornalisti italiani. Così si potrebbe chiamare questo post.

Oggi è semplice per qualsiasi persona dotata di una connessione ad internet (anche in un internet point) di collegarsi a Facebook, registrare un profilo utente falso e poi creare un gruppo inneggiante alle peggiori cose. Il mondo è pieno di persone infami, soprattutto è pieno di codardi e la Rete fra le tante possibilità che offre permette di sentirsi al sicuro e nascosti anche quando si fa qualcosa che normalmente mai ci verrebbe in mente di fare nella vita “reale”.

I giornalisti direte, che c’entrano? Beh, basta leggere le versioni dei quotidiani on line italiani, o peggio, sentire un telegiornale. E sentirete dei servizi giornalistici inutili su quel gruppo di facebook che inneggia contro omosessuali, portatori di handicap, personaggi pubblici, animali, politici. Sentirete di quanta merda si trovi in Rete e che ci sia da preoccuparsi, che si deve estendere il controllo, censurare, monitorare, controllare, agire per arginare questi preoccupanti fenomeni.

I veri fenomeni sono proprio quei giornalisti  che abbaiano per attirare l’attenzione, per coprire tentativi pericolosi di controllo su un mezzo di comunicazione universale come Internet. I veri preoccupanti fenomeni sono questi pseudo-politici che continuiamo a tollerare nel nostro paese che blaterano superficialmente su tutto e pretendono di imbavagliare la libertà d’espressione di ognuno di noi sulla Rete.

Non sanno che la stragrande maggioranza degli utenti di Facebook, per restare all’esempio di questo post, s’indigna per le nefandezze e agisce. La Rete è capace di auto-tutelarsi perché la Rete siamo noi. Senza rappresentanti manipolabili, senza correnti da accontentare. Senza mediazione di governi, aziende o chicchessia. Senza dover subire a senso unico messaggi veicolati da questo o quel canale televisivo. Gli utenti di internet usano la propria testa e decidono secondo la propria coscienza.

Per ora.

Ho fatto un sogno

Quando al liceo mi volevo occupare di politica sono sempre stato frenato dal pensiero di non esserne all’altezza. Di non avere cioè né lo spessore morale né le capacità intellettuali, a mio modo di vedere, fondamentali che ci fa politica deve possedere in gran quantità.

Poi sono cresciuto e sono invecchiato rendendomi conto che la passione politica restava immutata, anzi cresceva, sprezzante del berlusconismo montante e dell’altrettanto inevitabile declino della sinistra prima e del centrosinistra poi (sì, sì, senza trattino).

Il profilo del mio interesse politico è sempre rimasto quello di stare ai margini, di interessarmi ma di non mettermi mai in gioco.

Mi sono stancato di demandare esclusivamente ad altri le battaglie politiche, la formulazione delle idee e delle azioni necessarie a far valere le idee, gli ideali in cui credo. Mi sono allora chiesto dove dovessi dirigere questo mio rinnovato entusiasmo politico, dove mi dovevo dirigere per dire a tutti: eccomi! Ora voglio fare politica, voglio aiutare il partito che mi rappresenta a vincere le elezioni e poter governare positivamente i problemi e le questioni che strangolano la mia città, la mia regione, il mio Paese.

Poi mi sono svegliato.

Art. 3 della Costituzione Italiana

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Fonte on line: http://www.governo.it/governo/costituzione/principi.html