Caro amico comunicatore ti scrivo

Caro amico comunicatore ti scrivo, così mi rilasso un po’. E siccome il nostro è un lavoro di merda, più forte ti scriverò.

Da quando ho iniziato, una cosa mi è parsa prima dissonante poi si è fatta via via più chiara, fino a divenire lampante: tutti pensano di essere dei gran comunicatori. Del resto studi specialistici ce ne sono ma non garantiscono nulla. Sei un buon comunicatore se ci nasci e coltivi questa tua capacità. Se non ci sono studi specialistici allora chiunque sappia teoricamente comunicare, tutti, si sente in diritto, non necessariamente sbagliando, di mettere bocca nel tuo lavoro. Non sanno, Loro, cosa vuol dire rimettere in fila i concetti, ragionare per sintesi progressive, concentrarsi sul ritmo, stare attenti a dosare lucidità ed emozione, pizzicare le giuste corde e colpire il bersaglio: fare arrivare il messaggio giusto, alle persone giuste, nel modo (e nel tempo) giusto.

Cosa vuoi che ti dica, amico mio? Quando si tratta di comunicare si fa una gran fatica. Io di mestiere vendo chiacchiere con la mia faccia e la mia voce e le mie parole scritte e quindi un po’ ti capisco. Ti vedo al lavoro, un po’ depresso perché tutti lì a pontificare e a scegliere che parole metterti in bocca. O quelli che faccio tutto io e tu stai lì solo a certificare quanto siano giusti Loro.

Tu resisti perché sai qualcosa che Loro non sapranno mai. Scrivere è fatica pura ed è la cosa più bella del mondo.

World wide We – Mafe De Baggis

More about World wide we
Su anobii.com di questo libro di Mafe De Baggis ho fatto una cosa fatta bene, la mini recensione:

Qui le stelle non bastano eh

Per tutti coloro che a vario titolo dovrebbero sapere come ci si muove su internet, questo libro è da leggere e rileggere. E poi leggere ancora se qualcosa non fosse sufficientemente chiara.

E una sbagliata, ma ci arriverò tra un po’.

World wide We parla di come si deve gestire la propria presenza on line ed è per tutti coloro che se ne devono occupare per la propria azienda o che del marketing sul web ne fa o vorrebbero farne un mestiere. Scritto “di pancia e di testa” mi è piaciuto, cosa evidente. Ma perché? Perché niente viene celato, nessun percorso mistico-misterico per adepti, né alcuna ricetta (non esistono ricette, marchiamocelo a fuoco) e tanto buon senso e passione e pazienza e incrollabile fede nel fare bene il proprio mestiere sono le uniche cose che contino davvero. Oltre a leggere e rileggere questo libro, ovviamente.

Quindi tornando all’errore ecco presto detto: pur avendo espresso il massimo dei voti possibili (le stelle del titolo della recensione più sopra), ho messo il libro nello stato, usuale ma un po’ definitivo di “finito”.

E questa è la vera piccolissima ingiustizia che chiede vendetta. Ed oggi ho posto rimedio: il giusto “stato” per World wide We di Mafe De Baggis è “da consultazione”.

#fail – libertà di sbagliare, anche clamorosamente

Ruota di bicicletta allucchettata al suo posto, orfana di tutta la bici mancante

A volte mi trovo davvero in difficoltà e non perché siano gli altri, eventi persone o cose ad infilarmici ma perché in quella difficoltà mi ci sono messo da solo, sbagliando. E vivere nella paura di fallire, di sbagliare clamorosamente, tanto più mi sento coinvolto nelle cose che sto facendo o anche solo vorrei fare è qualcosa che mi avvolge, impalpabile. E mi strozza ma lieve, solo quel tanto che basta per farmi trattenere l’idea, il guizzo o solo anche un’intuizione.

Poi sbaglio.

E trattengo il fiato, pronto ad essere sommerso da una figura o un’ondata gigante di merda. Mi immagino il mondo che mi conosce e anche quello che non mi conosce, perché limitarsi in fondo, pronto a ridere di me, pronto a mettermi da parte con un lieve sbilenco sorriso di biasimo e passarmi oltre.

Apro infine gli occhi e mi accorgo che non è accaduto niente, nessuno scherno, nessun biasimo. Sono sempre vivo, il mondo è andato avanti serenamente.
Non se n’è accorto praticamente nessuno.