Cyrano #1

Caro il mio Cyrano,

lo sai che ti penso molto spesso?

Non mi domando nemmeno mai il motivo: quando incontri qualcuno che è in grado di alterare il normale scorrere di una vita qualunque con la sua sola presenza, è inevitabile che tu lasci impronte profonde nelle coscienze dei più. Lo capisco benissimo e anche io non mi sottraggo alla tua capacità di sorprendere il mondo. Ammiro la tua statura morale e ti rispetto.

Mi piacerebbe parlarti e raccontarti di me, di cosa ho fatto in questi anni, di quello che mi è successo e mi sta accadendo anche adesso. Avere il tuo punto di vista mi darebbe sicuramente una nuova prospettiva, mi arricchirebbe. E poi mi manca quel tuo approccio totale alla vita, all’affrontare i problemi di petto e schiantarli sotto la tua forza d’animo. Però oramai siamo distanti, tu da una parte, io da un’altra. Ognuno con i propri traguardi, divisi da un’esperienza comune, esaltante a modo suo, dura comunque.
Ti immagino su per un sentiero di montagna, bastone alla mano. O su una vecchia statale ritto sui pedali. O adesso su una barca a vela, verso una nuova sfida da conquistare e domare. Sempre sulla cresta dell’onda da cui si domina la conoscenza.

Mi manchi.

Il Capitano, la Vecchia Signora e il ritorno a casa

NOI C’ERAVAMO
Quando vincevamo, sempre. Sul campo, più di tutti.
Quando siamo caduti.
Quando non sapevamo che fine avremmo fatto.
Quando l’abbiamo saputo, e l’abbiamo accettato. Lottando per rialzarci.
Quando siamo entrati in campo a Rimini.
Quando gli altri festeggiavano.
Quando noi stavamo a guardare.
Quando speravano che non saremmo mai tornati.
Quando abbiamo cominciato a risalire.
Quando non riuscivamo a ritrovare la strada.
Quando l’abbiamo ritrovata: vincendo. 

Questa è la nostra festa, conquistata fino all’ultima goccia di sudore.
E’ la festa di tutti quelli che ci hanno sempre creduto.
E’ la festa di tutti voi tifosi juventini che al posto di abbandonarci avete fatto sentire ancora più forte la vostra voce.
E’ la festa di quelli che hanno esultato per un gol in serie B come per quello che è valso lo scudetto.
E’ la festa, perché no, degli avversari (non tutti) che ci hanno sempre rispettato.
E’ la festa di Balzaretti, Belardi, Bianco, Birindelli, Bojinov, Boumsong, Buffon, Camoranesi, Chiellini, De Ceglie, Giannichedda, Giovinco, Guzman, Kovac, Lanzafame, Legrottaglie, Marchionni, Marchisio, Mirante, Nedved, Palladino, Paro, Piccolo, Trezeguet, Venitucci, Zalayeta, Zanetti, Zebina. All. Deschamps.

E doveva finire così, non ho mai smesso di crederci.
Grazie a tutti, ragazzi. Godiamocela, ce la siamo meritata.
Io c’ero, voi c’eravate. Noi c’eravamo. E ci siamo, finalmente. Siamo tornati.

Alessandro Del Piero

Boh

I pilastri della vecchia banchina di legno sono quasi completamente fuori dall’acqua, come dei denti neri e marci di una bocca spalancata in un grido muto.
Un dolore lieve e costante mi avvolge e sto qui, guardo me stesso guardare parole su parole, concetti, frasi stereotipate e flussi ininterrotti di autocoscienza.
Sono qui a scrivere nel mio piccolo blog qualche frase in libertà, senza nessuno scopo, senza alcun punto d’arrivo preciso.
Vago in circolo.
Il mondo fuori oramai va a letto, o guarda Ballarò o ha finito da poco di guardare la partita di calcio Italia contro Irlanda del Nord (3 a 0 e a casa). Non so quale dei due spettacoli mi deprima di più in questo momento.
Io ho dato un’occhiata a Twitter. Mi rifiuto di aprire Facebook.
Ora vado e chiudo. Se qualcuno in questo istante mi chiedesse: come stai?
Risponderei, Boh.

La partita di calcio

Prato. Nove e dieci, domenica mattina.
Finalmente cielo limpido e sole tiepido anche se la tramontana, seppur lievemente, ci ricorda che il freddo è ancora tra noi.
Si affrontano due squadre di bambini: amaranto contro gialli. Età dei giocatori, 10 anni. La partita si articolerà in tre tempi di quindici minuti ciascuno. Giocano sei contro sei, oltre ai due portieri. Le porte sono diposte sulla linea di fallo laterale all’altro di un campo regolamentare, che per loro invece è delimitato dalla linea del centrocampo e di una delle due aree di rigore. Arbitra uno dei dirigenti della squadra ospite.

Fischio di inizio. Guardo i bambini schierati in campo e… Divento felice. La squadra amaranto conta nel proprio organico due bambini di origine indo-pakistana (forse, non me ne intendo) e un bambino cinese alto e veramente possente.

Sorrido.

Uno dei due bambini indo-qualcosa, il numero otto, ha un passo elegantissimo. Si nota subito. Per tutta la partita sarà l’unico dei suoi ad essere su tutte le azioni, su tutti i palloni. Tutta la squadra cerca, giustamente, lui.

Il bambino cinese corre dietro al pallone, come fanno praticamente quasi tutti gli altri, senza alcun senso del proprio posto in campo e ancora alcuna cognezione di tattica. Però quando gli avranno insegnato come stare nel centro della difesa, secondo me, dalle sue parti, passeranno pochi avversari palla al piede…

La partita prosegue regolare. I genitori infreddoliti applaudono ad ogni conclusione di entrambe le squadre. Poi tutti negli spogliatoi. Io resto a guardare i giardini dell’ex-Ippodromo e poi mi dirigo all’uscita. Il ragazzino cinese e uno dei due indo-qualcosa parlano seduti sulla spalliera di una panchina, già intenti a guardare la partita successiva di ragazzi più grandi, oramai iniziata. Il primo domanda:

- E a te quale ti garba?

- Eh… Io vorrei essere il numero 10, però anche i’sette mi garba parecchio.

Il mio sorriso si allarga ancora di più.

Fine.

Applausi.

Ma non si può assistere a queste scene: Italia-Serbia 3-0 a tavolino

Ora dico: ma possibile si debba assistere nel 2010 a queste scene? E per di più per una partita di qualificazione agli Europei di Calcio?

No, non si può. Spero prendano la federazione serba e la mettano fuori dai giochi (tutti i giochi) per almeno 4 anni.

Nota a margine: ma la Rai non può mandare via tutti quei commentatori e giornalisti inetti?! Snervanti e sopra le righe, troppo.

Italia – Ghana 2 a 0

Ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh!!!!!

I mondiali sono iniziati anche per me, sono iniziati come tifoso che NON ce la fa a NON fare il tifoso… Quando la nazionale, in qualunque sport si cimenti, gioca in un torneo, non ce la faccio, DEVO TIFAREEEEEEEEEE….

E così dopo essermi visto tutte le partite (SOPORIFERE, a parte Germania-Costarica) da spettatore amante del calcio, deluso da queste prime uscite, ecco che arriva l’Italia:

Domanda per gli esperti: perchè si deve sempre patire come dei ricci in calore?? Perchè dopo aver fatto un golletto striminzito (Pirlo), si deve patire le pene dell’inferno e basta un tizio (Essien), talentuoso per carità, che tira da fuori area tutta la partita a farti pensare: “o cazzo, ora ce lo mette in culo… Eccolo, eccolo ora Buffon pensa al (gran) culo della Seredova e gli passa il pallone sotto il naso…

PREGHIERA: Almeno con gli USA, visti nel pomeriggio, è possibile sperare in una vittoria lampo? Magari in 15 minuti? ….