Caro amico comunicatore ti scrivo

Caro amico comunicatore ti scrivo, così mi rilasso un po’. E siccome il nostro è un lavoro di merda, più forte ti scriverò.

Da quando ho iniziato, una cosa mi è parsa prima dissonante poi si è fatta via via più chiara, fino a divenire lampante: tutti pensano di essere dei gran comunicatori. Del resto studi specialistici ce ne sono ma non garantiscono nulla. Sei un buon comunicatore se ci nasci e coltivi questa tua capacità. Se non ci sono studi specialistici allora chiunque sappia teoricamente comunicare, tutti, si sente in diritto, non necessariamente sbagliando, di mettere bocca nel tuo lavoro. Non sanno, Loro, cosa vuol dire rimettere in fila i concetti, ragionare per sintesi progressive, concentrarsi sul ritmo, stare attenti a dosare lucidità ed emozione, pizzicare le giuste corde e colpire il bersaglio: fare arrivare il messaggio giusto, alle persone giuste, nel modo (e nel tempo) giusto.

Cosa vuoi che ti dica, amico mio? Quando si tratta di comunicare si fa una gran fatica. Io di mestiere vendo chiacchiere con la mia faccia e la mia voce e le mie parole scritte e quindi un po’ ti capisco. Ti vedo al lavoro, un po’ depresso perché tutti lì a pontificare e a scegliere che parole metterti in bocca. O quelli che faccio tutto io e tu stai lì solo a certificare quanto siano giusti Loro.

Tu resisti perché sai qualcosa che Loro non sapranno mai. Scrivere è fatica pura ed è la cosa più bella del mondo.

Reflex

E se non avessi voglia di fare niente?

Se volessi solo mollare il colpo e arrivederci, grazie?

Non è che uno tira una carretta e poi sta lì felice e tranquillo. E fresco come una rosa, e via discorrendo.

No.

C’è qualcosa che si agita dentro di me e non è una peperonata o quello stufato di cinghiale in umido che ho mangiato l’altro giorno con quasi 40° all’ombra.

No.

E’ l’ozio che mi manca. Far girare a vuoto il cervello, perdermi dentro pensieri circolari che non portano da nessuna parte, perché il cervello deve girare a vuoto ogni tanto. E basta.

Alza la testa

Le nuvole sono ancora a velare l’orizzonte, solo appena più alte.
Il clima si fa più mite e sei sempre con tutti i sensi all’erta, più stanco per questa epifania tutta personale, intima e muta.

Il vento s’è fatto brezza ora e questo convieni sia già un passo avanti. Alza la testa e guarda l’orizzonte, finché sei vivo niente ti distrugge.

Il Capitano, la Vecchia Signora e il ritorno a casa

NOI C’ERAVAMO
Quando vincevamo, sempre. Sul campo, più di tutti.
Quando siamo caduti.
Quando non sapevamo che fine avremmo fatto.
Quando l’abbiamo saputo, e l’abbiamo accettato. Lottando per rialzarci.
Quando siamo entrati in campo a Rimini.
Quando gli altri festeggiavano.
Quando noi stavamo a guardare.
Quando speravano che non saremmo mai tornati.
Quando abbiamo cominciato a risalire.
Quando non riuscivamo a ritrovare la strada.
Quando l’abbiamo ritrovata: vincendo. 

Questa è la nostra festa, conquistata fino all’ultima goccia di sudore.
E’ la festa di tutti quelli che ci hanno sempre creduto.
E’ la festa di tutti voi tifosi juventini che al posto di abbandonarci avete fatto sentire ancora più forte la vostra voce.
E’ la festa di quelli che hanno esultato per un gol in serie B come per quello che è valso lo scudetto.
E’ la festa, perché no, degli avversari (non tutti) che ci hanno sempre rispettato.
E’ la festa di Balzaretti, Belardi, Bianco, Birindelli, Bojinov, Boumsong, Buffon, Camoranesi, Chiellini, De Ceglie, Giannichedda, Giovinco, Guzman, Kovac, Lanzafame, Legrottaglie, Marchionni, Marchisio, Mirante, Nedved, Palladino, Paro, Piccolo, Trezeguet, Venitucci, Zalayeta, Zanetti, Zebina. All. Deschamps.

E doveva finire così, non ho mai smesso di crederci.
Grazie a tutti, ragazzi. Godiamocela, ce la siamo meritata.
Io c’ero, voi c’eravate. Noi c’eravamo. E ci siamo, finalmente. Siamo tornati.

Alessandro Del Piero

Della violenza e del disprezzo dei provocatori

Sono contro ogni tipo di violenza. Non ammetto né concedo attenuanti a chi prevarica qualcun altro, per nessun motivo. Mai.

Se mi aggredisci io mi difendo.

Io credo che Delio Rossi abbia sbagliato e abbia anche pagato (e quanto pagherà non lo possiamo nemmeno sapere per il futuro, io temo non poco oltre il lecito). Però credo abbia sbagliato per eccesso di difesa. Credo che sia stato aggredito, seppur verbalmente e a questa provocazione abbia risposto con un eccesso di reazione violenta.

Sul blog di Francesco Costa si parla di questo evento e condivido il post ma non sono sicuro che si parli della stessa cosa:

  • non c’è niente di educativo nella violenza e su questo nessun dubbio
  • che i calciatori siano una categoria poco difendibile è altrettanto vero (io stesso ho commentato che sono una casta)

Ma se tu aggredisci verbalmente, gratuitamente in spregio ai rispettivi ruoli ma soprattutto alla dignità della persona io comprendo la reazione fisica, tanto più se viene da una persona apparentemente mite. Mi immedesimo con l’aggredito (l’allenatore) e non con l’aggressore (il calciatore).

Non ho alcuna stima dei provocatori.

UPDATE: metto qui il link al pezzo del Corriere della Sera sulla conferenza stampa di Delio Rossi. E sulla Stampa.

E ribadisco: Grande Delio.

Vigilie

Ci sono giorni diversi che hanno una scansione del tempo tutta particolare. Ci sono giorni felici e ci sono giorni tristi. Poi ci sono giorni in cui tutto è sospeso e si vive in una dilatazione totale del tempo. E in questi giorni, non si ha voglia di fare niente, non c’è l’energia, la capacità, l’attenzione per concentrarsi sui problemi. Si riesce a sbrigare la normale amministrazione, quando ci riesce. Ci distrae avere a che fare con qualcosa di alieno alla vigilia.
Oggi è stato ed è ancora un giorno di vigilie, al plurale. Simili seppur diverse, in un contesto grigio e fosco come la punta del peggior inverno merita. Io sto.

Googlefolies: prendendo un qualsiasi risultato di ricerca per trovare i sinonimi della parola “vigilia” viene fuori: ansia, apprensione, curiosità, inquietudine, speranza.

 

Lucca Comics & Games 2011

Anche quest’anno sono riuscito a visitare Lucca Comics & Games, nata eoni fa come mostra-mercato del fumetto e poi diventata L’evento legato ai Comics e ai giochi, da tavolo e informatici.

Da quando la mostra è stata ospitata all’interno del centro della città e nelle immediate vicinanze della splendida cinta muraria lucchese si è visto crescere il successo (e mi immagino gli introiti per i commercianti). E’ bello passeggiare per le belle vie con splendidi negozi e incrociare persone travestite da personaggi improbabili di altrettanto improbabili cartoni animati giapponesi (anime e/o manga, per la precisione) o anche solo da arbre magic o pezzi di Tetris (sì sì i mattoncini colorati del videogame…)

Il problema è che un post come questo credo di averlo scritto non più tardi di quatto-cinque anni fa…
La novità di quest’anno è sono andato oltre che con IlPiccolo (oramai mio compagno di scorribande lucchesi da almeno tre anni) anche con un passeggino con sopra Thèrése e Guapa, al suo primo vero Lucca Comics. Mi sono sentito un padre irresponsabile e un eroe, contemporaneamente. Quindi sintetizzando un simpatico coglione. E’ vero, era una bella mattinata di sole, vero anche che abbiamo approfittato del giorno di ponte quasifestivo, vero che siamo stati bravissimi e alle 10 e 10 eravamo già dentro la mostra. Però la calca in cui mi incuneavo col passeggino e la Furia Bionda consigliava più miti itinerari e IlPiccolo, dall’alto del suo metro e settanta ed i suoi quasi undici anni saettava con lo sguardo e la bocca aperta tra un gadget di StarWars (spada laser di Obi Wan Kenobi alla modica cifra di duecento Euro (200 EURO) ad una per fortuna preferita action figure di Luigi, il fratello smilzo di Super Mario… La presenza condiscendente di Guapa mi seguiva silenziosa ma apparentemente divertita dal tritaio di carne umana (e semi-umana) tutta intorno a noi.

Stand che mi è piaciuto di più: Emergency con l’Editrice Becco Giallo (andate a cercare i loro “pezzi”, fantastici).

Stand che mi è piacituto di meno ex-aequo: il Vernacoliere (con i Paguri dal Lupoi, sai quanti Sardelli ci vogliono ;-) ) e Bonelli. Cazzo!

Buoni Comics a tutti.