Update: Se son rose fioriranno
Category Archives: Narrativa
Sono passato di libreria
Nuovi Link nel Blogroll
Mi pareva giusto modificare un po’ il vecchio blogroll con un paio di nuovi ingressi, ad infoltire la categoria Blog a Fumetti rappresentata da anni qui dal mitico Eriadan.
Per primo vi presento Makkox, oramai assurto alle masse gaudenti perchè è un grande.
E poi ZeroCalcare, non a caso “prodotto” da Makkox perché merita.
Menzione a parte restano (e resteranno sempre) i Fumetti Pallosi che sembrano essersi decisamente sopiti ma cerco di convincermi che riprenderanno con nuovo vigore…
#AAaM
Chi è Wu Ming? La domanda giusta sarebbe chi sono Wu Ming? In realtà sappiamo che sono almeno 4 distinti scrittori che scrivono insieme romanzi e racconti e che singolarmente o in coppia o tutti o a caso partecipano ed eventi e vivono la vita del proprio Paese con sicura passione civica… Bene.
Anatra all’arancia meccanica (hashtag su Twitter, #AAaM) è una raccolta di dieci racconti apparsi negli anni e spesso distribuiti gratuitamente attraverso il loro sito internet, per esattezza, attraverso il loro blog: http://www.wumingfoundation.com/giap/.
Avreste mai voluto vedere Paperino rivoltarsi contro il vecchio trombone dello Zio? Avete mai sognato il vostro mondo in stile Ombra dello Scorpione? Vi siete mai chiesti come potranno mai essere delle riunioni per produzioni cinematografiche in quel di Roma?
Queste e molte altre sorprendenti sorprese vi attendono in #AAaM . Se non conoscete i WuMinghi dovreste porre immediato rimedio.
Questi dieci pezzi di piccolo taglio sono come gemme in un mare di sterco, sono come aria fresca in un ambiente chiuso dall’aria stantìa.
Non se ne può fare a meno, vanno letti. Fanno stare bene.
Gianni Minà, Cuba ed un complottismo un po’ confuso
E’ difficile criticare una persona che ti piace. Ma io questo articolo su Il Fatto Quodiano di Gianni Minà non l’ho capito.
O meglio, penso di aver capito perfettamente:
i media italiani hanno dato risalto a Yoani Sanchez, blogger dissidente in Cuba, e in realtà lei dovrebbe far parte del disegno anti-cubano, ordito e diretto da un cartello imprenditorial-militare ovviamente capitanato dagli Stati Uniti. Quindi i media italiani si sono fatti gabbare o sono coivolti più o meno direttamente in prima linea (tipo Wired Italia, nientepopodimenoché).
Non capisco come una persona in gamba, quale reputo io sia il sig. Minà, possa aver scritto un pezzo del genere: confuso, con tanti accenni a personaggi, fatti storici e tante supposizioni buttate lì e frullate… Mah… Resto perplesso. Poi da buon pratese di merda rileggo questo passaggio:
“…salvo che Salim Lamrani, ricercatore e docente all’Università Paris Descartes, l’ha incontrata tranquillamente, e per ore, nella hall dell’Hotel Plaza, per un’intervista che pubblicheremo nel prossimo numero di Latinoamerica e nella quale, ora, Yoani sostiene di non riconoscersi, anche se le sue risposte sono state registrate con un moderno iPhone.”
e penso: alla fine allora è tutto marketing… E mi torna tutto chiaro.
Due di Briscola – Una recensione (mini)
Riporto di seguito la mini recensione che ho scritto su Anobii di questo libro, “Due di Briscola”:
“Beh, che dire…
Mi ha fatto sorridere più di una volta. Ridere di gusto alcune volte. Mi ha sorpreso qualche volta. Deluso mai.
Non è un libro stilisticamente perfetto ma non credo nemmeno aspirasse lontanamente ad esserlo. Deve essere anche stato difficile da partorire e forse in un paio di punti si nota. E’ onesto e divertente. Un bell’esordio di cui essere orgogliosi, Fréngo. Bravo”
Consigliato.
Non è un paese per vecchi
Questo libro mi porterebbe a parlare del film che ne è stato tratto dai fratelli Coen ma resterò aderente al soggetto di questo post. Perchè il film pur trasponendo perfettamente in immagini la storia del libro, le sue atmosfere, i dialoghi ed i bellissimi personaggi penso parli di tutt’altro alla fine.
In questo splendido libro viene narrata una storia lineare, pulita. Senza alcun fronzolo, senza alcun giudizio. Nemmeno un commento sfuggito in un aggettivo, in una descrizione seppur marginale. La storia di tre uomini che si inseguono, una storia decisamente molto western dà modo a Cormac McCarthy di riflettere sulla perdita di valori della società contemporanea, lasciando a qualunque lettore il compito di trarne le mortifere conseguenze.
Teso, violento e a mio modo di vedere, romantico romanzo western contemporaneo che consiglio di leggere a tutti quelli che hanno visto il film, perchè qui c’è dell’altro e a coloro che non conoscono nemmeno l’autore, perchè conoscerlo vale la pena. Si legge velocemente, facilmente e non richiede particolari connessioni, è un libro facile e perfetto.
Romagnoli Versus Chuck Palahniuk
Loredana Lipperini scrive di Gabriele Romagnoli che su Repubblica di ieri scrive di Chuck Palahniuk:
“Non ne leggevo da un po’, di affondi così. Sul quotidiano di oggi, Gabriele Romagnoli spara contro Chuck Palahniuk. Ammetto di aver nutrito qualche perplessità proprio da Cavie in poi. Ma mi aspetto sempre una zampata imprevista che mandi tutto a carte quarantotto. Ad ogni modo, questo è l’articolo:”
Requiem per un autore cult: Chuck Palahniuk 1996-2004. C´eravamo tanto amati, era stato un punto di riferimento, una sorgente di energia letteraria. Si è spento. Riposasse in pace. Tre indizi sono una prova? Il quarto è la “pistola fumante” che spara e abbatte. Il declino era cominciato nel 2005 con un pasticcio intitolato Cavie. Spacciato come romanzo era, con evidenza, una raccolta di racconti cuciti insieme con un pretesto che infilava pagine inutili tra una storia e l´altra. La cosa peggiore fu la giustificazione dell´autore: “L´editore sosteneva che i racconti non hanno mercato”. Fermi tutti. Un´affermazione del genere in bocca al demone di Fight Club? Allo scrittore che sganciava bombe contro la mercificazione della vita in America?
Facciamo finta di niente: una brutta serata capita a tutti. Ma due anni dopo esce Rabbia. Palahniuk ha un nutrito fan club. Uno dei suoi grandi sostenitori in Italia è stato Franco Bolelli, a sua volta autore cult, che in Cartesio non balla lo aveva inserito nell´Olimpo del pop, tra dei trasversali come Tom Robbins e Phil Jackson. Ecco quel che scriveva Bolelli di Rabbia: “Che cosa dobbiamo fare con questo benedetto ragazzo? Per duecento pagine e passa ti chiedi scuotendo la testa perché lo stai leggendo. Sembrano passati mille anni da Soffocare. E invece sono soltanto sei da un piccolo, pressoché terminale capolavoro. Bolelli salva in corner Rabbia, per il suo finale e rimanda Palahniuk alla prossima.
Ed ecco che arriva Gangbang. E qui cito da un blog di “paladipendenti”: “Inutile tergiversare, ormai le voci sull´ultima fatica di Palafuff hanno preso a girare e qualcosa bisogna pur dire: magari aspettate l´edizione economica, se proprio non volete farvi del male… non per lo scandalo ma per la noia. La battute sui titoli dei film porno che ricalcano gli originali sono cosa da scuola media, le gag sono stantie e le idee narrative poche, resta la ricerca dell´effetto disgusto, ma come sempre quando Palahniuk è a corto di idee, il tutto rimane fine a se stesso”.
Fine delle trasmissioni? Difficile arrendersi quando si è di fronte a un nuovo libro con il nome dell´autore che ti ha dato Survivor e i reportage raccolti con il titolo La scimmia pensa, la scimmia fa. E allora ci si prova anche con l´ultimo, Pigmeo. Che dire? L´edizione originale americana aveva una cosa buona: la copertina. Su fondo giallo accecante una figurina rossa tipo soldatino di Mao correva esaltata reggendo il proprio braccio mozzato che impugnava il libretto del leader. La Mondadori ha pensato invece di richiamare l´attenzione sulle 238 pagine a 17 euro con una bonazza in lingerie gialla su fondo giallo che si accende una bomba. E perfino quell´immagine resta migliore del testo. La cosa più provocatoria è l´epigrafe: una frase di Adolf Hitler, “Chi possiede la gioventù possiede il futuro”, buona da trasmettere in sovrimpressione al prossimo abbraccio tra Berlusconi e Gheddafi.
Poi attacca la storia, suddivisa in capitoli che sono altrettanti finti dispacci (36, tutti identici per struttura, cosicché dopo un po´ salti le prime righe) inviati in linguaggio maccheronico da un ragazzino orientale spedito in America con la copertura di uno scambio studenti, in realtà parte di una baby cellula terroristica. Educato da una virtuosa dittatura dei valori il “pigmeo” vede l´America a modo suo, fraintendendola o forse capendola davvero. Ne esce una satira del sistema di vita americano un po´ déja-vu. Già visto dove? Un attimo, ci sono quasi. No, ma lì era fatta molto meglio. Dove? In Fight Club, romanzo d´esordio di quel Chuck Palahniuk che non va confuso con questo che gli adoratori traditi chiamano Palafuff.
Pigmeo, come il titolo pare suggerire, è materiale per un testo breve, un racconto ci può stare. Al settimo dispaccio siamo tutti pronti per l´attacco preventivo alla Corea del Nord o quale che sia la patria che ci ha mandato questo flagello petulante, questo saccentello che a ogni capitolo fa una citazione e la ripete a riga prestabilita (da Marx a Mao, da Bakunin a, rieccolo, Adold Hitler che ritorna con il suo grande successo: “L´epoca della felicità individuale è tramontata”). Di nuovo, quando non sa che cosa fare, tra un tormentone e l´altro, Palafuff la butta sul disgusto: una bella sodomizzazione tra minorenni e via, una Columbine di passaggio e siamo a dama.
Pigmeo ha un piano: vuole arrivare a Washington e fare un massacro. Che cosa va storto? S´innamora. Di una ragazza e dell´America. “In realtà questa è una commedia, romantica per giunta” avverte l´autore. In realtà questa è una tragedia, un fuoco d´artificio dove la parola chiave non è fuoco ma artificio. Ogni romanzo è una costruzione, ma questo è fatto con il Lego. Sul sito ufficiale del fan club si recensiscono anche opere di altri autori e qualcuno si stupisce piacevolmente che Philip Roth con l´ultimo Indignazione abbia abbandonato il tema della senilità per raccontarci la storia di una individuale e letale rivolta giovanile.
Vivaddio. Sarebbe stato il caso per Palahniuk di abbandonare i temi delle psicopatologie, dell´adolescenza perversa, dell´immaturità collettiva. Probabilmente non ci riesce, prigioniero di un personaggio che è diventato un marchio. Non ce la fa neppure umanamente: per concedere un´intervista a Vanity Fair si è sentito in dovere di bendare, ammanettare l´inviata e condurla a un parco giochi (Ohhh! Trasgressione!!!). Oggi Palahniuk rappresenta nella letteratura americana quel che Night Shyamalan rappresenta nel cinema: un esordio fulminante (Il sesto senso) qualche altra prova interessante, poi solo cose imbarazzanti. Com´è che si chiamava l´ultimo film di Shyamalan? E venne il giorno. Ecco, è venuto il giorno di congedarsi da Palahniuk. La prossima volta mettete in copertina un segnale stradale: divieto d´accesso.
Io sono leggenda: non andate a vedere quel film
Passi che un libro dia spunto per un film e che in realtà la storia venga piegata, stravolta o ignorata per motivi cinematografici ma quando un film si chiama esattamente come un libro, quando il film si chiama “Io sono leggenda” e tradisce il senso stesso della storia, allora m’incazzo.
(…) Addio a tutti.
Poi, d’improvviso, respirò affannosamente. Puntellandosi, si alzò a sedere. Rifiutò di lasciarsi andare a causa del dolore bruciante che gli era esploso nel petto. I denti serrati, si alzò in piedi. Per poco non cadde, ma, ripreso l’equilibrio, attraversò la stanzetta, barcollando su gambe tremule che quasi non sentiva.
Si aggrappò alla finestra e guardò fuori.
La strada era piena di gente. Si muovevano confusamente nella grigia luce del mattino; il suono delle loro parole era simile al ronzio di un milione di insetti.
Osservò quella gente, con la mano sinistra dalle dita esangui aggrappata alle sbarre e gli occhi febbricitanti.
Poi qualcuno lo vide.
Per un momento ci fu un crescente brusio, alcune grida di sorpresa.
Poi un improvviso silenzio, come se una pesante coperta fosse caduta sulle loro teste. Rimasero tutti con lo sguardo fisso verso di lui, con le bianche facce rivolte verso l’alto. E lui sostenne quegli sguardi. E di colpo pensò: “Ora sono io l’anormale. La normalità è un concetto di maggioranza, la norma di molti, e non la norma di uno solo.”
Quel pensiero all’improvviso si fuse con quello che vedeva sulle loro facce: timore, paura, orrore; e comprese che avevano paura di lui. Per loro, lui era una terribile calamità che mai avevano veduta, una calamità anche peggiore dell’infezione a cui si erano adattati. Lui era un invisibile spettro che lasciava quale prova della sua esistenza i corpi dissanguati dei loro cari. Capiva quel che provavano e non li odiava. La sua mano si strinse sul minuscolo involucro delle pillole. Per fare in modo che la fine non giungesse con violenza, per fare in modo che non divenisse una macellazione davanti ai loro occhi…
Robert Neville guardò il nuovo popolo della terra. Sapeva di non farne parte: sapeva che, come un tempo i vampiri, lui era un anatema e un nero terrore da distruggersi. E, di colpo, il concetto si formò, divertente nonostante il dolore.
Una risata soffocata gli salì alla gola. Si voltò, si appoggiò alla parete, inghiottì le pillole. “Il cerchio si chiude” pensò mentre il letargo finale si impadroniva delle sue membra. “Il cerchio si chiude. Un nuovo terrore nasce nella morte, una nuova superstizione penetra nell’inespugnabile fortezza dell’eternità.
“Io sono leggenda.”
Nuova iniziativa di Tulkas: una wikipedia al giorno toglie l’ignoranza di torno
Egregi e superflui lettori di questo blog,
nell’infinita saggezza (La Porta-Guzzanti chi se lo ricorda?) che mi straripa da ogni orefizio vi regalo questa nuova iniziativa: un link wikipedia ogni tanto, per farvi diventare più colti e quindi aspirare al raggiungimento dell’illuminazione come il Vostro beneamato Tulkas.
Ordunque il primo link che vi voglio sottoporre è questo:
http://en.wikipedia.org/wiki/Manga
Il manga è un mondo che NON mi interessa minimamente e che anzi ha già anche troppo influenzato la mia formazione come tutti coloro nati all’inizio degli anni ’70 in Italia e che si sono visti davanti alla Tv robottoni, mostri e ragazze discinte, il tutto condito da una pesante mano di violenza…
Personalmente trovo la narrativa a fumetti d’Oriente pornografica in sé, aldilà dell’effettivo genere scelto: un autocompiacimento per l’iperbole ripetitivo e sfiancante. Un tentativo ossessivo di fuga verso l’esposizione di fantasie (quasi sempre di natura sessuale) che NON appartengono al nostro mondo.
Allora perchè sto perdendo tanto del mio prezioso tempo?
Perchè è interessante capire come una cultura lontana e distante affascini così tanto. Quali sono le ragioni di un successo editoriale come quello che vede questi prodotti seriali a dominare incontrastati il mercato dei fumetti italiani?
Quali sono gli elementi vincenti di questa narrativa così banale?
