Ma l’Artistico è una buona scelta?

Oggi sono stato in una scuola media. Sono stato invitato da una professoressa a parlare in un laboratorio pomeridiano incentrato sull’orientamento scolastico, per aiutare i ragazzi che quest’anno sono in terza media e devono decidere quale percorso scolastico intraprendere per il loro futuro.

Situazione informale, seduti sui banchi verso i ragazzi io e un altro imprenditore ci mettiamo a parlare della nostra esperienza scolastica, delle scelte, dei passaggi clamorosi fatti. D’altra parte siamo lì per testimoniare che nessuna scelta scolastica in questa fase è sbagliata, noi che abbiamo fatto strade impervie e tortuose e ci riteniamo contenti di tutti i passaggi fatti, anche dei più angusti.

Ad un certo punto una ragazza alza la mano e fa:

-Secondo voi l’Artistico è una buona scelta (per trovare lavoro, ndS)?

Primo pensiero: Merda.

Secondo pensiero: Ora cosa cazzo le dico?

Terzo: vediamo che faccia ha fatto l’altro.

Ci si guarda per un attimo come due mammalucchi. Poi arriviamo alla stessa inevitabile conclusione: si dice la verità.

L’altro:

- Non conosco l’Artistico quindi non ti so aiutare.

Bastardo, penso io. Però mi ha dato qualche secondo in più per pensare…

Va bene, ci sono.

Dico loro che ogni scuola va bene, purché la si faccia bene e fino in fondo: son soddisfatto fino a un certo punto, alla fine non ho risposto alla sua domanda nemmeno io.

Quindi riprendo dicendo che anche le aziende tecnologiche assumono umanisti perché non hanno la capacità di comunicare le loro idee ed i loro prodotti e che la cultura umanistica e la creatività sono un bene necessario a tutti. Danno linfa creativa, punti di vista, senso critico e capacità di sintesi e intuizione (ma questo a loro non l’ho detto, ndS).

Meglio.

Comunque ho continuato a non rispondere.

Grosso senso di frustrazione…

Poi la ragazzina mi guarda e mi fa:

  • Se io faccio l’Artistico e poi un corso per web-designer posso lavorare?

Bingo. Brava. Annuisco con la testa, sorridente e grato mentre dentro di me si illumina un solo pensiero: Simone, sei un coglione.

Sipario.

Applausi.

Stefano Quintarelli – Fibra per l’Italia: perché è importante e quali sono gli ostacoli

Fibra per l’Italia: perché è importante e quali sono gli ostacoli from Stefano Quintarelli on Vimeo.

Stefano Quintarelli ha pubblicato questo video che parla della Fibra ottica in Italia e del perché sia importante. E’ un video che dura quasi venti minuti ma ne vale davvero la pena.
Guardatelo.

Il video è di 2 anni fa.
E non è cambiato nulla.

Caro amico comunicatore ti scrivo

Caro amico comunicatore ti scrivo, così mi rilasso un po’. E siccome il nostro è un lavoro di merda, più forte ti scriverò.

Da quando ho iniziato, una cosa mi è parsa prima dissonante poi si è fatta via via più chiara, fino a divenire lampante: tutti pensano di essere dei gran comunicatori. Del resto studi specialistici ce ne sono ma non garantiscono nulla. Sei un buon comunicatore se ci nasci e coltivi questa tua capacità. Se non ci sono studi specialistici allora chiunque sappia teoricamente comunicare, tutti, si sente in diritto, non necessariamente sbagliando, di mettere bocca nel tuo lavoro. Non sanno, Loro, cosa vuol dire rimettere in fila i concetti, ragionare per sintesi progressive, concentrarsi sul ritmo, stare attenti a dosare lucidità ed emozione, pizzicare le giuste corde e colpire il bersaglio: fare arrivare il messaggio giusto, alle persone giuste, nel modo (e nel tempo) giusto.

Cosa vuoi che ti dica, amico mio? Quando si tratta di comunicare si fa una gran fatica. Io di mestiere vendo chiacchiere con la mia faccia e la mia voce e le mie parole scritte e quindi un po’ ti capisco. Ti vedo al lavoro, un po’ depresso perché tutti lì a pontificare e a scegliere che parole metterti in bocca. O quelli che faccio tutto io e tu stai lì solo a certificare quanto siano giusti Loro.

Tu resisti perché sai qualcosa che Loro non sapranno mai. Scrivere è fatica pura ed è la cosa più bella del mondo.

World wide We – Mafe De Baggis

More about World wide we
Su anobii.com di questo libro di Mafe De Baggis ho fatto una cosa fatta bene, la mini recensione:

Qui le stelle non bastano eh

Per tutti coloro che a vario titolo dovrebbero sapere come ci si muove su internet, questo libro è da leggere e rileggere. E poi leggere ancora se qualcosa non fosse sufficientemente chiara.

E una sbagliata, ma ci arriverò tra un po’.

World wide We parla di come si deve gestire la propria presenza on line ed è per tutti coloro che se ne devono occupare per la propria azienda o che del marketing sul web ne fa o vorrebbero farne un mestiere. Scritto “di pancia e di testa” mi è piaciuto, cosa evidente. Ma perché? Perché niente viene celato, nessun percorso mistico-misterico per adepti, né alcuna ricetta (non esistono ricette, marchiamocelo a fuoco) e tanto buon senso e passione e pazienza e incrollabile fede nel fare bene il proprio mestiere sono le uniche cose che contino davvero. Oltre a leggere e rileggere questo libro, ovviamente.

Quindi tornando all’errore ecco presto detto: pur avendo espresso il massimo dei voti possibili (le stelle del titolo della recensione più sopra), ho messo il libro nello stato, usuale ma un po’ definitivo di “finito”.

E questa è la vera piccolissima ingiustizia che chiede vendetta. Ed oggi ho posto rimedio: il giusto “stato” per World wide We di Mafe De Baggis è “da consultazione”.

Siti che funzionano 3.0 di Sofia Postai

More about Siti che funzionano 3.0

Il libro di Sofia Postai, “Siti che funzionano 3.0″ è un testo che ogni nuovo webdesigner, grafico e/o futuro esperto delle cose del web dovrebbe leggere. Consiglio inoltre di leggerlo anche a chi come me è oramai qualche anno che su e con e per Internet ci mangia: scritto con passione, generosità e anche una notevole onestà mette in luce gli errori che tutti noi abbiamo fatto, e non solo una volta.

Se poi qualche imprenditore che vuole capire un po’ meglio come il suo sito internet, la presenza in Rete della sua azienda possa funzionare meglio avesse voglia di leggerlo questo libro, beh potrebbe giovarsene: scorre via gradevolmente e senza inutili tecnicismi, rendendosi adatto anche a chi non mastica codice html o si debba quotidianamente sbattezzare per problemi di visualizzazione multi-browser o di (scarsissima) usabilità dei siti web.

Bel libro, pragmatico e

Silvia Bencivelli e la lezione per il giornalismo scientifico (per il giornalismo e basta direi)

Silvia Bencivelli ha ragione:

Titolo: Lezione di giornalismo scientifico for dummies e for gente che di mestiere fa altro e dovrebbe continuare a far altro

Regola numero 1: Lo scienziato sedicente eterodosso, fuori dal coro, non ufficiale, indipendente e via discorrendo, nel 99% dei casi è un ciarlatano.
Regola numero 2: Nella scienza, e nella medicina in particolare, i ciarlatani possono essere molto pericolosi.
Regola numero 3: Anche se non sono così pericolosi, i ciarlatani tendono a chiedere soldi: ai cittadini, alle istituzioni, alla politica. Magari lo fanno raccontando storie semplici semplici sugli interessi degli altri nascondendo con cura i propri: ricordiamoci che nessuno vive d’arte e d’amore.
Regola numero 4: Un giornalista che dà voce al ciarlatano, inseguendo lo scoop a tutti i costi per poter dire guardate, è un genio, ma nessuno gli dà ascolto, farà buoni ascolti ma sta facendo malissimo il suo mestiere.
Regola numero 5: Idem per il politico.

Vi consiglio di continuare la lettura sul blog di Silvia, qui.