Cyrano #1

Caro il mio Cyrano,

lo sai che ti penso molto spesso?

Non mi domando nemmeno mai il motivo: quando incontri qualcuno che è in grado di alterare il normale scorrere di una vita qualunque con la sua sola presenza, è inevitabile che tu lasci impronte profonde nelle coscienze dei più. Lo capisco benissimo e anche io non mi sottraggo alla tua capacità di sorprendere il mondo. Ammiro la tua statura morale e ti rispetto.

Mi piacerebbe parlarti e raccontarti di me, di cosa ho fatto in questi anni, di quello che mi è successo e mi sta accadendo anche adesso. Avere il tuo punto di vista mi darebbe sicuramente una nuova prospettiva, mi arricchirebbe. E poi mi manca quel tuo approccio totale alla vita, all’affrontare i problemi di petto e schiantarli sotto la tua forza d’animo. Però oramai siamo distanti, tu da una parte, io da un’altra. Ognuno con i propri traguardi, divisi da un’esperienza comune, esaltante a modo suo, dura comunque.
Ti immagino su per un sentiero di montagna, bastone alla mano. O su una vecchia statale ritto sui pedali. O adesso su una barca a vela, verso una nuova sfida da conquistare e domare. Sempre sulla cresta dell’onda da cui si domina la conoscenza.

Mi manchi.

Reflex

E se non avessi voglia di fare niente?

Se volessi solo mollare il colpo e arrivederci, grazie?

Non è che uno tira una carretta e poi sta lì felice e tranquillo. E fresco come una rosa, e via discorrendo.

No.

C’è qualcosa che si agita dentro di me e non è una peperonata o quello stufato di cinghiale in umido che ho mangiato l’altro giorno con quasi 40° all’ombra.

No.

E’ l’ozio che mi manca. Far girare a vuoto il cervello, perdermi dentro pensieri circolari che non portano da nessuna parte, perché il cervello deve girare a vuoto ogni tanto. E basta.

La lavatrice nuova

Per l’acquisto della nuova lavatrice ci siamo rivolti ad un negozio della zona in cui viviamo, nessun grande centro commerciale, né un economicamente convenientissimo negozio di e-commerce per grandi elettrodomestici. Ci siamo rivolti ad un negozio di cui la famiglia è cliente da oltre venti anni. Unica condizione nostra e fondamentale è che non sia più profonda di 47 cm. Poi fissiamo il giorno dell’installazione. Torno a casa la sera e…la lavatrice NON è del tipo giusto, è profonda 50 cm (e oltre in realtà).

Cosa pensate che abbia detto il negoziante?

Il negoziante prima ha detto che eravamo stati noi a scegliere il modello più grande.
Poi ha detto che evidentemente c’era stato un fraintendimento.
Poi ha detto che lavatrice di quella dimensione sarebbe costata 100 euro in più di quanto pattuito, montaggio escluso!
Poi, dopo tutte le nostre lamentele si è ammutolito.

Considerazione numero 1: questo imprenditore ha commesso praticamente _tutti_ gli errori che si possono commettere nella gestione dei clienti.

Considerazione numero 2: Questo tipo di commercio al dettaglio per me deve sparire dalla faccia della Terra.

A proposito di Simone Martelli. O degli scambi di persona ai tempi della Rete

Vengo contattato su Skype da un contatto in rubrica che però non mi suona familiare (mi succede di avere dei contatti di persone conosciute a convegni, su un social network, o solo per appuntamenti di lavoro).
Inizia ad apostrofarmi sfottendomi un po’. Resto lì per lì perplesso e penso: o chi cazzo sei?! Poi vado a vedere e da rapida ricerca su Google mi convinco che NON ho idea di chi questa persona sia.
Quindi gli scrivo che ha sbagliato persona. E lui pensando che stia “rilanciando” la chat scherzosa, non mi crede. E insiste…
A quel punto gli ribadisco che non è come crede. Uso il “lei”, senza sbavature, faccine, punti di sospensione. Finalmente il mio malcapitato corrispondente si fa venire il dubbio e quindi mi chiede se per caso non sono Simone Martelli ma lo sono. Se non sono di Prato, e lo sono. Poi sull’anagrafe vien fuori la discrepanza, troppo giovane per essere io. E gli studi: ingegneria. Sìe, figuriamoci…
Il malcapitato ammette la topica. Lo saluto cordialmente. Sipario.
Applausi

Vigilie

Ci sono giorni diversi che hanno una scansione del tempo tutta particolare. Ci sono giorni felici e ci sono giorni tristi. Poi ci sono giorni in cui tutto è sospeso e si vive in una dilatazione totale del tempo. E in questi giorni, non si ha voglia di fare niente, non c’è l’energia, la capacità, l’attenzione per concentrarsi sui problemi. Si riesce a sbrigare la normale amministrazione, quando ci riesce. Ci distrae avere a che fare con qualcosa di alieno alla vigilia.
Oggi è stato ed è ancora un giorno di vigilie, al plurale. Simili seppur diverse, in un contesto grigio e fosco come la punta del peggior inverno merita. Io sto.

Googlefolies: prendendo un qualsiasi risultato di ricerca per trovare i sinonimi della parola “vigilia” viene fuori: ansia, apprensione, curiosità, inquietudine, speranza.

 

Ci sei arrivato a 50, Axl

Cosa vuoi che ti dica, Vecchio Mio.

Mi fa impressione vederti così, inutile nascondersi dietro a discorsi futili. L’ultimo disco, il più costoso inutile disco oramai è passato, è definitivamente alle spalle, passato agli annali del rock come fiasco. Amen. E te ti trascini dietro una tourné mondiale sporadica, vai dove probabilmente ancora ti chiamano e son disposti a pagare cifre iperboliche per la versione originale bolsa di ultra miliardario iracondo e psicolabile. Lo sai che ti voglio bene, nonostante tutto sei stato il frontman della più grande rock band allo scoccare dei Novanta. Ero un adolescente, te uno stramaledetto figlio di puttana infilato in dei pantaloni di pelle con una manciata di canzoni da urlo. Strepitose loro, strepitosa la band quando la droga, l’alcol e probabilmente la stanchezza da tour non minava le vostre menti. Di quegli anni ho speso tutti i miei risparmi in patine fritte al Maddalena e nei vostri bootleg: alcuni di produzione pregevole e di registrazioni ottime che testimoniavano la vostra pochezza, ti ricordi il Ritz? Altre notevoli davvero, il primo Rock in Rio. Forte.

E ora che cazzo stai facendo? Vuoi demolire la Storia con le tue attuali perfomance imbarazzanti? Oramai i Gun’s ‘n’ Roses non sono più tuoi, il tuo giocattolo esclusivo. Ne detieni i diritti di marchio, e quelli di co-autore ovvio, hai fatto la guerra a tutti per averli ma quella meteora di chitarre distorte e batterie tanto assordanti quanto plasticose è di tutti coloro che c’erano o che ancora oggi scaricano gli mp3 e comprano qualche cd.

Dai, lascia perdere i megaconcerti. Vuoi suonare ancora? Fai bene, ma scrivi qualcosa di nuovo, di tuo. Riparti da zero, la stoffa c’era e son convinto che da qualche parte nella tua testa bacata ci sia ancora tanto buon rock, sicuramente qualche ballad spettacolare.

Dai, Axl. Molla l’asta del microfono e falla finita con questo auto-massacro. Su.
Buon compleanno, Vecchio Mio.

Lucca Comics & Games 2011

Anche quest’anno sono riuscito a visitare Lucca Comics & Games, nata eoni fa come mostra-mercato del fumetto e poi diventata L’evento legato ai Comics e ai giochi, da tavolo e informatici.

Da quando la mostra è stata ospitata all’interno del centro della città e nelle immediate vicinanze della splendida cinta muraria lucchese si è visto crescere il successo (e mi immagino gli introiti per i commercianti). E’ bello passeggiare per le belle vie con splendidi negozi e incrociare persone travestite da personaggi improbabili di altrettanto improbabili cartoni animati giapponesi (anime e/o manga, per la precisione) o anche solo da arbre magic o pezzi di Tetris (sì sì i mattoncini colorati del videogame…)

Il problema è che un post come questo credo di averlo scritto non più tardi di quatto-cinque anni fa…
La novità di quest’anno è sono andato oltre che con IlPiccolo (oramai mio compagno di scorribande lucchesi da almeno tre anni) anche con un passeggino con sopra Thèrése e Guapa, al suo primo vero Lucca Comics. Mi sono sentito un padre irresponsabile e un eroe, contemporaneamente. Quindi sintetizzando un simpatico coglione. E’ vero, era una bella mattinata di sole, vero anche che abbiamo approfittato del giorno di ponte quasifestivo, vero che siamo stati bravissimi e alle 10 e 10 eravamo già dentro la mostra. Però la calca in cui mi incuneavo col passeggino e la Furia Bionda consigliava più miti itinerari e IlPiccolo, dall’alto del suo metro e settanta ed i suoi quasi undici anni saettava con lo sguardo e la bocca aperta tra un gadget di StarWars (spada laser di Obi Wan Kenobi alla modica cifra di duecento Euro (200 EURO) ad una per fortuna preferita action figure di Luigi, il fratello smilzo di Super Mario… La presenza condiscendente di Guapa mi seguiva silenziosa ma apparentemente divertita dal tritaio di carne umana (e semi-umana) tutta intorno a noi.

Stand che mi è piaciuto di più: Emergency con l’Editrice Becco Giallo (andate a cercare i loro “pezzi”, fantastici).

Stand che mi è piacituto di meno ex-aequo: il Vernacoliere (con i Paguri dal Lupoi, sai quanti Sardelli ci vogliono ;-) ) e Bonelli. Cazzo!

Buoni Comics a tutti.