Un pesante

Quasi tutti i miei post iniziano con un’azione in prima persona, e una delle azioni che mi aiutano di più nel pensare è camminare.
Quindi anche questo post potrebbe cominciare così:

Cammino per le strade del centro storico. È buio e le persone si muovono chiacchierando e sorridendo oppure sono sedute ai tavoli dei locali che in questi ultimi anni sono sbocciati come fiori colorati, più o meno chiassosi.
Sorrido placido mentre riesco a mettere un piede davanti l’altro, lanciando la gamba in avanti che non si stacca solo perché attaccata al resto del corpo.
Riesco anche ad andare piuttosto dritto, penso soddisfatto tra me e me.
Intanto mi passano davanti e poi sfilano via persone di ogni tipo, giovani, meno giovani, coppie con bambini, conoscenti, amici che saluto con un sorriso e alzando una mano, a qualcuno faccio l’occhiolino.

Ma dove cazzo vado?

Ecco. Fermiamoci qui. L’episodio del camminare ubriaco marcio credo proprio di averla già descritta. Si riferisce alle 2 e mezzo della notte del 6 aprile 2016, dopo i festeggiamenti per il mio quarantatreesimo compleanno.
Da allora non mi sono più ubriacato. Mai. Ho bevuto, mi sono rilassato con gli amici, ho scherzato con il tasso alcolico alterato ma mai più ubriacato.
E ho smesso di scrivere quasi completamente le mie vicende private, grandi o piccole, qui anche se non ho mai smesso di pensare a scrivere.

A mente scrivo tutti i giorni.

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