A mollo

Faccio il morto quasi sul fondo, braccia e gambe aperte come una polena d'uomo vitruviano con barba e capelli lunghi e fluttuanti.
L’acqua è ferma, e tiepida, a volte però arriva una corrente freddissima, il mio corpo sussulta, rabbrividisco e provo piacere perché la corrente fredda come arriva, poi scivola via.
Sbatto gli occhi, mi bruciano ma poco; spalancati guardano verso la superficie che brulica, con la luce un po’ dappertutto e l’ombra in ogni altro posto, appena più in là.
Resto immobile quasi sul fondo, non lo tocco, nemmeno coi capelli sparsi a raggera intorno alla testa. Non lo tocco col culo e nemmeno coi talloni o con le nocche delle mani rivolte all’insù.

Sospeso, faccio le bolle e sorrido.

La frenesia è così distante da sembrarmi aliena, eppure la sento così bene da non sapere più se anche io alla fine son rimasto a galla.
E allora chi è qui, sospeso sul fondo?
Sono io.
Fuori è rimasta la schiuma della pasta da scolare, ingiallita dalla goccia d’olio che non la fa attaccare alla pentola.
Son rimaste molte delle mie fisime, i vestiti sia quelli troppo grandi e fuori moda, sia quelli da nerd (troppo grandi e troppo stretti, comunque fuori modo), qualche paura effettivamente superflua, i rimpianti, e i sensi di colpa, molte insicurezze e tutte le altre zavorre della gioventù e di quella vita successiva che pensavo fosse la mia ma non lo era.

Qui si sta bene, resto ancora un po’, come una X pelosa su una mappa.

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