Nuvole basse

Non è mai stato davvero molto freddo, temevo peggio.
Niente mani spaccate, niente geloni.
Niente Tramontana.
Pioggia sì, freddo umido sì. E pozzanghere: pozzanghere piccole, larghe, profonde o meno.
Quando non piove annuso aria fuori stagione, quest’inverno ha fretta di diventare primavera, lo capisco.
Sento i muscoli indolenziti da catene e pesi che non ci sono più ma ne conservo ancora la memoria.
Goffo giro intorno, mi fermo. A volte più stanco, più spesso solo curioso.
Cerco qualcosa, scruto fuori. Cerco qualcosa, scruto dentro ma non c’è altro da scoprire: ho battezzato ogni anfratto, ho riordinato ogni ricordo.
Mi gratto la barba, ci passo le dita dentro per scioglierne i nodi.
Mi siedo su questo masso piatto, è ancora umido di pioggia ma caldo.
Guardo le nuvole basse sull’orizzonte a sud, un’altra tempesta che è passata lontano.
Mi guardo le mani e sorrido.
Chiudo gli occhi e richiamo alla memoria i ricordi di quel circo incredibile che mi ha fatto tornare bambino. Assaporo il tuffo al cuore per lo stupore e la meraviglia di tutta quella bellezza irresistibile, così vicina da sentirne distintamente l’odore eppure così lontana da non poterla nemmeno davvero sfiorare.
Sorrido di me, mi gratto vigorosamente la testa, lascio il masso e riparto.
Ascolto con attenzione l’aria e la terra, impreparato e pronto. Rido.

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