Tracciare la linea

Quando la giornata è troppo pesante o quando il frigo è troppo vuoto,cosa ormai rara ma ancora possibile, decido di mangiare qualcosa fuori la sera.
E mi capita che il telefono sia scarico e non possa anestetizzarmi il cervello sui social o leggendo qualcosa di interessante che poi sul cellulare si legge male.
Se poi ci leggessi bene, in questo preciso momento in cui la giornata è finita, Verdun mi ha salutato al telefono e la sera incombe, il cervello voglio tenerlo spento quanto più possibile.

Quindi sovrappensiero sposto un po’ la bottiglia di birra etiope e con l’unghia di un pollice traccio una linea verticale sulla tovaglietta di carta marrone.
Stasera la cameriera è una donna affascinante, non una ragazza o un ragazzo brufoloso. Mi distraggo e la guardo un po’ troppo però ho notato che porta un anello all’anulare della mano sinistra.

Torno a guardare la tovaglietta con la linea tracciata nel mezzo ed inizio a sistemare mentalmente chi sta da una parte e chi dall’altra. Sono pezzi di me, pregi e difetti si direbbero, anche se sono arrivato alla sagace conclusione che son parole fuorvianti: ci son pregi che ti schiacciano sotto le loro conseguenze e difetti che a volte ti salvano la vita o te la fanno vivere con più leggerezza.

Poi tutt’a un tratto mi viene in mente Pong e allora immagino una partita fino a quando non arrivano i bocconcini d’agnello con la cipolla e il peperoncino.

Ed è subito sera.

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