Crepuscolo

Ci sono sere che esco dall’ufficio ed è tardi per fare la spesa, è tardi per fissare di vedersi con qualche amico, è tardi per cucinare qualcosa di più che semplice.
Eppure mi attardo e guardo la luce che batte sui palazzi e le auto in sosta, ed il cielo che da azzurro vira al blu.
È un momento di pura bellezza quotidiana, l’aria ripulita dalla brezza sa di buono, nonostante i palazzi d’uffici vuoti, i capannoni dismessi e abbandonati come carcasse di balene sulla spiaggia. Quasi nessuno per strada, sono tutti rientrati.
Ascolto il suono dei miei passi sull’asfalto ed è un suono netto, basso.

C’è un piccolo giardino tra i palazzi, ci sono delle ottime panchine qui.
Adesso non ci sono le badanti in libera uscita, non c’è qualche operaio immigrato a riposarsi dopo una giornata in qualche cantiere a nero, non ci sono gli ubriachi e i barboni. Non c’è nemmeno il tossico che ogni tanto dorme seduto in terra con la testa tra le gambe e il cappuccio tirato fin su gli occhi.

Non c’è nessuno a parte me che cammino con le gambe storte, tipo mandriano, retaggio dei maschi della mia famiglia, John Wayne fuori luogo, senza cinturone e senza cavallo.
Sorrido a un fugace ricordo d’infanzia.
L’aria sa di buono.

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