Fischia ragazza mia, e verrò da te

(La prima parte di questa storia la trovi qui)

Si sveglia di soprassalto e la prima cosa che le viene in mente sono i suoi figli che dormono nella stanza in fondo al corridoio: sono via con il loro padre e lei è sola nella casa nel bosco.
Il secondo pensiero, immediato e nitido è di essere stata svegliata da qualcuno che è entrato in casa.
Balza fuori dal piumone come un pupazzo a molla dalla sua scatola, i sensi all’erta e dei brividi sotto la nuca.
Non respirare, non emettere un fiato, è il terzo pensiero.
I rumori provenienti dal piano terra sono lievi, attutiti ma chiari.
Non è un uomo solo, sono più di uno.
La notte è buia, il cielo stellato, senza luna e il bosco fuori dorme, almeno apparentemente.
Cerca di pensare a qualcosa di utile: scappare dal balcone e poi giù dal tetto della veranda e poi via nel bosco, verso la strada provinciale.
Poi dalla paura si fa largo un altro sentimento che la sorprende, è la rabbia di lasciare tutta la sua casa in mano a dei ladri, a qualcuno che sta profanando la sua tana, sua e dei suoi figli.
Spalanca la bocca dalla sorpresa nel provare in quel frangente un sentimento del genere e così profondo, totale, alieno.
Torna incredula sui suoi passi, cosa sto combinando per l’amor del cielo?
Poi si ricorda e tutto diventa inesplicabilmente chiaro.
Da quando era scesa in cantina ed aveva trovato quel sacchetto nel muro, dormiva con l’oggetto che conteneva sotto il cuscino.
Ne aveva sorriso all’inzio, poi il ricordo era scivolato via dalla sua memoria.
Eppure rifaceva il letto, cambiava le federe e rimetteva l’oggetto sotto il cuscino, un fischio d’argento con una parola incisa sopra, “fischia”.
Era cesellato in modo raffinato e bizzarro allo stesso tempo.
I caratteri con cui era incisa la parola sembravano netti e lievi ma se li fissava a lungo sembravano vibrare e farsi incerti, quasi a scomparire.
Senza pensare a quello che sta realmente facendo si mette il fischio alla bocca e fischia con tutta la forza e la disperazione che ha dentro ma ancora con più forza fischia con tutta la sua rabbia.
Il tempo si ferma all’istante.
Dalla finestra sente che anche l’aria è immobile, ferma.
Nessun rumore, nemmeno i suoi passi, nemmeno la finestra che si apre, lei che si cala sul tetto della veranda e poi i suoi piedi scalzi mentre si cala usando il pergolato e poi il tonfo in terra.
La casa dietro di lei è immobile.
Vede il raggio di una torcia dietro le tende del salotto, lo vede distintamente, sbatte gli occhi, il raggio resta lì, fisso.
È così che un vento caldo la sorprende alle spalle e le fa fare un passo verso la casa, si volta ed inizia a correre. Corri le dice una voce, corri più che puoi dentro al bosco e non ti fermare.
Corri più che puoi dentro al bosco e non ti fermare.
È salva, lo sente. Corre e piange contemporaneamente, grata e atterrita perché sente nel profondo del suo ventre che qualcosa di terribile sta per accadere. Corre ancora a perdifiato senza voltarsi, senza un attimo d’esitazione e si domanda: chi hai chiamato?

I tre ladri sanno che la casa è vuota, la famiglia che la ospita è in vacanza al mare. In paese nel pomeriggio hanno saputo quello e altre cose. Erano di passaggio ma hanno deciso che sarebbe stato in fondo una piccola deviazione.
La casa è bella ed è isolatissima. Perfetta.
Il respiro si mozza loro in gola all’unisono per un attimo ma non fanno in tempo a dirselo perché un vento improvviso investe tutto l’edificio e sradica le persiane dai fermi e li sbatte contro le finestre, rompe vetri e qualcosa cola dentro le stanze.
I loro occhi si spalancano e prima di perdere il senno e la vita vengono impressi da qualcosa di talmente terribile ed antico da rifuggire la loro capacità di comprensione.
Dopo un minuto la casa è immersa nel silenzio, niente fuori posto, le finestre integre.
E nessuno dentro.

Nota a margine:

Il titolo del racconto è saccheggiato letteralmente dal titolo di un racconto di Montague Rhodes James.
Se non conosci M.R.James tu non sai cosa vuol dire cacarsi addosso dalla paura e godere come un porco contemporaneamente. Rimedia.
Era anche uno degli autori che Lovecraft considerava fondamentali per la propria formazione, giusto per dire che il racconto, soprattutto il finale invece è tutto per HPL che
gli Antichi ti abbiano sempre in gloria, vecchio mio.

Ciao.

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