Place de Vosges

[immagine aggiornata e fatta da Claudia @ClaCamillo stamani 12 novembre 2015 ]

Mi sono addormentato più profondamente del solito e quando ho aperto gli occhi ho visto un cielo azzurro scorrere sopra di me.
Il braccio sinistro caduto a terra con la mano impolverata e le gambe stese lungo una panchina di Place de Vosges.
Mi fa male tutto, la schiena, il culo, la testa. Mi fanno male anche i piedi e le caviglie.

È freddo mentre guardo questo cielo che vola via e poi ritorna e fa da coperchio a questa piazza circondata da tetti di ardesia blu e finestre piccole. Dai portici si attraversa una strada asfaltata e poi sul marciapiede si entra attraverso l’inferriata che viene chiusa la sera dentro al parco che ha al centro una fontana.
La piazza sembra quadrata ma non lo è come del resto anche tu sembravi sincera e non lo sei stata, alla fine.

Con la mano destra scaccio il pensiero davanti al viso, nemmeno fosse una mosca sulla punta del naso.
Mi tiro a fatica su a sedere e mi trovo davanti un bambino che mangia un gelato, ritto in piedi ad osservarmi.
Tento un “ciao!” e gli sorrido, lui continua a leccare il suo cono guardandomi negli occhi: ha due belle guance tonde e a parte l'impassibilità non ha niente di inquietante.
Mi alzo e lo ignoro.
Arriva qualcuno e lo chiama, sento il bambino che se ne va strascicando i piedi per terra.
Sento sulla nuca ancora il suo sguardo.

Mi guardo intorno e non c’è più nessuno. L'azzurro scorre sopra di me ed il verde del giardino brilla acceso dappertutto.
Strascico anche io le mie clark marroni bucate per terra e resto a guardare la polvere che sollevo, i solchi che traccio.
Le scarpe si sporcano e mi sembra stiano meglio così.
Dov’è che ti ho perduta esattamente? Non so rispondere.
È accaduto. Le parole non possono saldare ma possono rompere quasi quanto le azioni.
Accenno un passo di danza e canticchio

Fly me to the moon, Let me play among the stars.
Let me see what spring is like
On Jupiter and Mars...

Mi fermo mentre effettuo una mezza piroetta, goffo e sbilanciato. Sorrido alla polvere, mi rimetto in piedi e cammino canticchiando ancora un po’

In other words, hold my hand. In other words, baby, kiss me

Mi metto le mani in tasca ed incasso un po’ la testa nelle spalle, tira vento da nord e la temperatura si è abbassata da quando mi sono svegliato, la camicia di flanella non è abbastanza calda.
Corro un po’, scivolo sulla terra con le suole liscie. Bello.
Prendo la rincorsa e striscio restando miracolosamente in piedi. Sorrido molto.
Ancora rincorsa, super strisciata, sterzo.
Perdo l’equilibrio, mi torco e volo sulla siepe ridendo e gemendo per il dolore contemporaneamente.
Alzo la testa con molta calma, e mi guardo intorno sperando non ci sia ancora nessuno.
Niente.
Mi rialzo con non pochi problemi. Graffi, rametti e foglie distribuiti un po’ dappertutto.
Mi accarezzo la nuca e sorrido ancora, stavolta a me stesso.
In effetti non ho idea di quando sia successo, un momento eri sempre incastonata dentro di me e poi no.
Il sorriso si fa un po’ malinconico. Mi dirigo verso l’ultimo cancello del parco rimasto aperto.
Esco e lo chiudo dietro di me.
Cazzo se ti ho amata.

In other words, please be true. In other words, I love you

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