Baratro

Una piana sterile a perdita d'occhio tutto intorno, niente è scampato.
Niente è mai esistito davvero.
Un vento tiepido si dispiega e alza una polvere grigia e pallida.
Non mi dà alcun fastidio agli occhi, fissi sul baratro nero che mi si apre davanti, il bordo frastagliato e sdrucciolevole, la terra sembra tuffarcisi dentro con gioia, piuttosto che restare lì, immota.

Si arresta alla punta dei miei piedi e si apre davanti come una bocca immensa e nera, completamente impermeabile alla luce.
Sembra quasi che sorrida.
Tutti i pensieri si affacciano agli occhi, a volere uscire dalla mia testa per precipitarsi laggiù, dove tutto smette di essere un vorticoso pensiero ed ogni cosa sembra trovare la sua perfetta collocazione, la sua esatta collocazione.
Il cielo viola sopra di me vibra e si flette come un tuffatore prima del balzo dal trampolino.
Guardo ancora una volta l'orizzonte diviso adesso perfettamente a metà; il nero avanza in ogni direzione, il vento aumenta di intensità ed ulula.
Guardo ancora dentro al baratro per distinguere qualcosa che sia definita nei contorni ma sento solo un caldo tepore alla bocca dello stomaco, un eco di un abbraccio di mia madre forse o di una carezza paterna. Il ricordo mi strappa via lacrime che pensavo di aver prosciugato già da tempo.
Mi asciugo con una manica, frettolosamente come se qualcuno potesse sorprendermi in queste terre morte.
Cosa c'è nel baratro così invitante, piego il mio corpo in avanti, allargo le braccia stese e trattengo il fiato.
Il mondo è andato avanti ed io mi sono perso. Basta un battito di ciclia, un singolo attimo, sono così vicino alla soluzione di tutti i misteri.
Potrei passare attraverso, immergermi nel nulla, tuffarmi nel buio per riemergere, forse.
Mi tiro su, schiena dritta e sguardo di nuovo all'orizzonte, il baratro spinto ai margini della vista.
Una scossa di brividi mi scuote, ricordo a me stesso chi sono, mi chiamo con tutti i nomi che ho avuto, evoco tutti i volti che ho amato, faccio il conto delle cicatrici subite ed inferte.
Respiro.
Giro le spalle e cammino verso l'orizzonte livido, il baratro alle spalle.
Non oggi.

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