Tra Calvino e Becattini

Cammino stanco con le gambe e le braccia e la schiena doloranti. Un ronzìo gradevole in testa, la bocca felpata e l'animo pacificato di chi non ha più energie se non quelle necessarie a mettere un passo dopo l'altro in direzione di casa, più o meno.

La testa gira, i piedi vanno avanti, ok anche un po' di lato. Ed il pensiero procede un po' allo stesso modo. Da Ozne ci sono almeno cento tra ragazzi e ragazze che parlano, bevono birra e sembrano piuttosto rilassati ma a ben guardarli mi sembra di leggere nei loro sguardi l'apprensione di piacere, la convinzione di piacere, l'assoluto disinteresse di piacere ma di piacersi, e tanto.

Infilo le mani in tasca e penso a Calvino e alle sue lezioni americane che con me son piuttosto andate perse. Giro l'angolo e incontro Pattume, che in centro fa sempre la sua signora figura. Un cenno di saluto, un mezzo sguardo d'intesa e due timidi con la barba si sono già compresi mentre si danno le spalle nel tempo di due passi.

C'è un sacco di vita in queste strade e scivolo intorno al Castello dell'Imperatore. Penso a Nick e al suo tinello quando preparava il caffè per tutti e due e mi suonava Hendrix con la chitarra acustica ed io pensavo che non sarei mai e poi mai riuscito a fare altrettanto nemmeno in mille anni di lezione con lui.

Mentre infilo la strada di casa me lo vedo che mi dice: mi raccomando, qualunque sia la tua strada, non permettere al tuo fuoco di spengersi. Che resti una piccola fiamma, o anche solo un carbone ardente, custodiscilo vivo. Non lasciarlo spengere.
Qualcuno ha da accendere?

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