Ci sei arrivato a 50, Axl

Cosa vuoi che ti dica, Vecchio Mio.

Mi fa impressione vederti così, inutile nascondersi dietro a discorsi futili. L'ultimo disco, il più costoso inutile disco oramai è passato, è definitivamente alle spalle, passato agli annali del rock come fiasco. Amen. E te ti trascini dietro una tourné mondiale sporadica, vai dove probabilmente ancora ti chiamano e son disposti a pagare cifre iperboliche per la versione originale bolsa di ultra miliardario iracondo e psicolabile. Lo sai che ti voglio bene, nonostante tutto sei stato il frontman della più grande rock band allo scoccare dei Novanta. Ero un adolescente, te uno stramaledetto figlio di puttana infilato in dei pantaloni di pelle con una manciata di canzoni da urlo. Strepitose loro, strepitosa la band quando la droga, l'alcol e probabilmente la stanchezza da tour non minava le vostre menti. Di quegli anni ho speso tutti i miei risparmi in patine fritte al Maddalena e nei vostri bootleg: alcuni di produzione pregevole e di registrazioni ottime che testimoniavano la vostra pochezza, ti ricordi il Ritz? Altre notevoli davvero, il primo Rock in Rio. Forte.

E ora che cazzo stai facendo? Vuoi demolire la Storia con le tue attuali perfomance imbarazzanti? Oramai i Gun's 'n' Roses non sono più tuoi, il tuo giocattolo esclusivo. Ne detieni i diritti di marchio, e quelli di co-autore ovvio, hai fatto la guerra a tutti per averli ma quella meteora di chitarre distorte e batterie tanto assordanti quanto plasticose è di tutti coloro che c'erano o che ancora oggi scaricano gli mp3 e comprano qualche cd.

Dai, lascia perdere i megaconcerti. Vuoi suonare ancora? Fai bene, ma scrivi qualcosa di nuovo, di tuo. Riparti da zero, la stoffa c'era e son convinto che da qualche parte nella tua testa bacata ci sia ancora tanto buon rock, sicuramente qualche ballad spettacolare.

Dai, Axl. Molla l'asta del microfono e falla finita con questo auto-massacro. Su.
Buon compleanno, Vecchio Mio.

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