Domenica, primo pomeriggio

E' strano vivere certi momenti.

Nella vita di ognuno di noi ci sono attimi in cui vediamo e percepiamo tutto con particolare distacco, ci "tiriamo indietro" a guardare e sentire tutto quello che ci circonda quello che compone la nostra vita quotidiana, il fluire del nostro tempo.
Io vivo una condizione mai provata prima: da mesi oramai mi son "tirato indietro". Ne sentivo fortemente il bisogno, come quando vivi nel disordine più assoluto e ad un certo punto te ne senti soffocare e ti fermi e decidi di mettere le cose al loro posto.
La mia piccola e normale vita è andata a rotoli in poco più di trent'anni oramai qualche volta, ed ogni volta ho pensato "ok, non ce la farò a sopravvivere a questo". Poi il mare di merda che si era abbattuto con violenza si ritirava ed io sbigottito da mille diversi strazi lo ero ancora di più per essere sempre lì. Ferito, dolorante ma "vivo".
Stavolta niente di tutto questo è accaduto. Mi sono reso conto di quanto vivessi nella menzogna, di quanto mi raccontassi tutti i giorni un sacco di fregnacce, di quante ne spacciavo in giro e quante me ne mangiavo, servite dagli altri.

Ne sono rimasto alla fine sdegnato.

Questo processo NON ha niente a che vedere con l'analisi dei difetti, l'auto-critica.
Ne sono immune. I miei difetti in quanto miei son "perfetti" e vanno quindi tutti bene così.

Sono e resto una spocchiosa testa di cazzo. Il punto è un altro.

Non tollero più, non riesco più a tollerare l'ipocrisia, la superficialità e la banalizzazione nei rapporti tra amici e/o conoscenti. Non voglio trattenermi da fare un complimento o una critica per paura di offendere, scandalizzare o chissà cos'altro coloro che meglio di tutti gli altri dovrebbero conoscermi bene. Basta.
Sono io con tutto il mio ingombrante bagaglio. Che piaccia o meno adesso non mi preoccupa più.

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